"L’allarme di Assolavoro: da gennaio 53 mila persone a casa
per effetto del decreto dignità"
La Stampa

Il Decreto “Disposizioni urgenti per la dignità dei lavoratori e delle imprese” (cd “Decreto Dignità”) è un provvedimento pensato dal Ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico Luigi Di Maio. Il provvedimento è entrato in vigore il 12 agosto, il giorno dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del Testo del Decreto (Dl 87/2018 coordinato con la legge di conversione L. 96/2018) e della Legge di conversione con modifiche.

Sì, perché in seguito al doppio passaggio tra Camera e Senato, la Legge di conversione aveva apportato molte modifiche al testo iniziale (Decreto-Legge 87 del 12 luglio), senza tuttavia stravolgere l’intero provvedimento.

Ma andiamo a vedere più nel dettaglio cosa dice il testo definitivo approvato dal Senato.

In cosa consiste?

Il Decreto Dignità introduce alcune novità sulla disciplina del contratto di lavoro a tempo determinato. Tali disposizioni si applicano ai contratti di lavoro a tempo determinato nuovi, ovvero sottoscritti dopo l’entrata in vigore del Decreto-Legge; la nuova disciplina si applica anche in caso di rinnovo a tempo determinato di contratti in corso alla data di entrata in vigore del decreto.

Vediamole più nel dettaglio:

1 - Bonus assunzioni under 35

Nel 2019 e nel 2020 i datori di lavoro privati che assumono giovani con contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti avranno diritto all’esonero del 50% dei contributi previdenziali, ad esclusione di premi e contributi Inail, per un massimo di 36 mesi e 3.000 euro su base annua. Il bonus spetterà per i soggetti che, alla data della prima assunzione incentivata, non sono stati occupati a tempo indeterminato con lo stesso o con un altro datore di lavoro.

Ricorda: è possibile fruire del beneficio anche qualora il lavoratore abbia svolto
periodi di apprendistato presso un altro datore di lavoro.

2 - Durata contratto

I contratti di lavoro a tempo determinato non possono superare i 12 mesi di durata (non più 36 mesi della normativa precedente) e, come numero, non possono andare oltre il 30% del totale dei contratti a tempo indeterminato sottoscritti da un’azienda. In caso di prolungamento oltre ai 12 mesi di base (comunque entro e non oltre il totale massimo di 24 mesi – non più 36 mesi)è previsto che l’azienda apponga specifiche causali che lo giustifichino:

  • Esigenze temporanee e oggettive estranee all’ordinaria attività (es. lavori stagionali)
  • Esigenze di sostituzione di altri lavoratori (es. maternità, aspettativa, etc.)
  • Esigenze connesse a incrementi temporanei, significativi e non programmabili, dell’attività ordinaria (es. vincita di una grossa gara d’appalto o di un progetto importante)

Cosa succede in caso dell’assenza delle sopracitate causali, superati i primi 12 mesi?

Il contratto si trasforma automaticamente in un contratto a tempo indeterminato!

 

3 - Proroghe e rinnovi

Il termine del contratto a tempo determinato può essere prorogato, con il consenso del lavoratore, per un massimo di 4 volte nell'arco di massimo 24 mesi (prima erano, 5 nell'arco di massimo 36 mesi), a prescindere dai periodi di interruzione tra un contratto e l’altro.

Cosa succede qualora il numero delle proroghe sia superiore?

Il contratto si trasforma in contratto a tempo indeterminato, dalla data di decorrenza della quinta proroga.

Ricorda: il calcolo dei mesi totali va fatta su tutti i contratti a tempo determinato (compresi quelli di somministrazione) intercorsi tra lo stesso datore di lavoro e lo stesso lavoratore, per lo svolgimento di mansioni di pari livello e categoria legale.

E se la mansione o il livello di inquadramento vengono cambiati?

Ecco che il conteggio non si può più fare e bisogna ripartire... col rischio che alcune aziende possano “giocare” su questo aspetto per eludere la legge e rinnovare più di 4 volte il contratto.

 

4 - Decadenza e tutele

Il contratto a termine potrà essere impugnato dal lavoratore entro 180 giorni (in precedenza il limite era di 120 giorni) dalla cessazione del singolo contratto.

 

5 - Licenziamento

Se il licenziamento non è per giustificato motivo oggettivo (es. crisi, cancellazione di posizioni, chiusura di divisioni), per giustificato motivo soggettivo (es. scarso rendimento) o giusta causa (comportamenti disciplinarmente rilevanti così gravi da non consentire anche in via provvisoria la prosecuzione del rapporto di lavoro: es. futri, minacce, ritardi ripetuti, etc.), l’indennità spettante al lavoratore sale da un minimo di 6 mensilità (prima era 4) ad un massimo di 36 mensilità (in precedenza 24). Si tratta di una indennità, non soggetta a contribuzione, calcolata sull’ultima retribuzione di riferimento per il calcolo del TFR.

 

6 - Contribuzione aggiuntiva

Per incentivare le assunzioni a tempo indeterminato, a discapito di quelle a termine, è stato aumentato da 1,4% a 1,9% il costo dei contributi che i datori di lavoro devono versare per ciascun contratto a tempo determinato.

Che significa? 

Ora un contratto a tempo determinato costa, al datore di lavoro, l’1,9% in più (di contributi) rispetto al contratto a tempo indeterminato!

 

7 - Delocalizzazione

Le imprese italiane ed estere, operanti nel territorio nazionale, che, dopo aver beneficiato di aiuti di Stato, delocalizzano l'attività svolta, o una Sua parte, in un Paese extra UE entro 5 anni dalla conclusione dell’iniziativa agevolata, saranno soggette alla revoca del beneficio e a sanzioni amministrative pecuniarie di valore compreso fra 2 e 4 volte l'importo dell'aiuto fruito.

 Quali sono le criticità?

Sulla base di quanto contenuto nel testo di legge, nascono spontanee alcune domande, quali:

1 - I contratti a tempo determinato sono gli unici responsabili del precariato?

È vero che i contratti a tempo determinato non sono le forme più stabili di contratto, in quanto possono durare da pochi giorni fino a 36 mesi, ma è vero anche che essi rappresentano solo il 15% del mercato (circa 3 milioni di unità) e sono dotati di tutte le garanzie (Inps, Inail e indennità di disoccupazione). Il precariato selvaggio sta forse più nei voucher (il cui uso è esteso dal decreto), nelle finte partite Iva e nei cococo che non hanno previdenze. Si sarebbe potuto agire anche su questi?

2 - Il Decreto favorisce la transizione da tempo determinato a tempo indeterminato?

Oggi in Italia il 20% dei contratti determinati transita virtuosamente nel tempo indeterminato (la media europea è del 30%). Il Decreto, aumentando i costi per il licenziamento e innalzando il numero delle mensilità per le indennità, sembrerebbe disincentivare tale transizione.

3 - Il Decreto creerà nuovi posti di lavoro?

Secondo l'Inps di Tito Boeri, ogni anno saranno distrutti 8.000 posti di lavoro a tempo determinato. Il calcolo è prudenziale perché concede che sugli 80 mila contratti che superano i 24 mesi (prima 36) solo il 10% rimanga disoccupato e il restante 90% o venga confermato oppure trovi un altro lavoro. Non viene calcolato il numero dei contratti sopra i 12 mesi che, con l'introduzione delle causali legate al rinnovo, non avranno una conferma. Secondo alcuni calcoli si arriverebbe almeno al doppio: una perdita di circa 20 mila posti di lavoro.

4 - Come verrà gestito il periodo transitorio?

Dal 14 luglio, giorno in cui il Decreto è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale, sono cominciati a decorrere gli effetti. Ciò significa che i contratti che man mano vengono a scadenza, se hanno raggiunto i 24 mesi non possono più essere rinnovati; mentre quelli che hanno superato i 12 mesi possono essere rinnovati solo a condizione che siano indicate le cosiddette causali. Nell'incertezza sembrerebbe che molte imprese, soprattutto nell'alimentare, stiano procedendo con il non rinnovo dei contratti. 

 Cosa dicono i dati?

Ecco alcuni dati in seguito all’entrata in vigore del decreto:

  • Le persone in cerca di lavoro sono 2.613.000, in aumento di 81 mila unità (+3,2%) rispetto ad agosto e in calo di 288 mila unità su settembre 2017. Un dato su cui pesa anche il calo degli inattivi, coloro che non hanno un impiego né lo cercano, calati di 41 mila unità.
  • La disoccupazione giovanile risale al 31,6%, in aumento di due decimi di punto rispetto al mese precedente
  • L’occupazione diminuisce di 34 mila unità su agosto (-0,1%). Un calo concentrato soprattutto sui dipendenti permanenti (-77mila) mentre aumentano gli occupati a termine (+27mila) e i cosiddetti indipendenti, cioè imprenditori, liberi professionisti, lavoratori autonomi (+16mila).

E voi cosa ne pensate?