Perché noi adulti, anche quando sappiamo poco o nulla di un argomento, evitiamo di chiedere, evitiamo di cogliere l’opportunità di imparare, di crescere, di migliorare, assumendo un atteggiamento passivo?

Perché abbiamo perso questa attitudine -tipica dei bambini, che continuano a chiedere, a essere curiosi, ad apprendere, a voler capire- e a quale prezzo?

Di recente un manager mi ha raccontato di una nuova iniziativa, lanciata nella sua azienda; ha parlato anche dei cambiamenti a livello informatico appena introdotti per poi concludere il suo discorso con “beh poi come verrà fatto il tutto, non te lo so dire. Sai questa roba non è propriamente il mio campo, ci capisco poco e quindi evito di chiedere.”

Perché? Sono rimasta molto sorpresa da quest’ultima sua affermazione che mi ha fatto riflettere molto. E, alla fine, sono arrivata a questa conclusione. Ci sono 2 ragioni fondamentali che ci impediscono di essere proattivi nel chiedere:

  1. La naturale tendenza del cervello a risparmiare energia e quindi ad accontentarsi di ciò che sa a meno che non ci sia un’impellente necessità di fare diversamente;
  2. Il bisogno di base di fare bella figura davanti agli altri, di preservare la nostra immagine sociale.

Più a lungo siamo in un ruolo, più in alto siamo nella gerarchia aziendale, meno siamo proattivi nel chiedere, nel avanzare dubbi, curiosità e mostrare che non sappiamo tutto. Per contro, però, diventiamo più proattivi nel dire, nell’affermare.

Nei collaboratori, invece, spesso è il contrario: sono abbastanza proattivi nel chiedere, molto meno nel dire. Attenzione, però, non è sufficiente chiedere in generale, non c’è nessun valore aggiunto nel chiedere “cosa devo fare?”, è necessario chiedere con l’intento di scoprire, capire, conoscere.

Come possiamo fare per invertire questa rotta e trasformare la nostra pro-attività nel dire (tell-assertive) in pro attività nel domandare (ask-assertive) e stimolarla, all’inverso, nei nostri collaboratori?

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Daniel Goleman, massimo esperto di intelligenza emotiva, ci dice che tra le molteplici funzioni di un leader è quello di guidare le emozioni collettive per incanalarle in una direzione positiva e purificare l’atmosfera dai sentimenti tossici.

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Sappiamo, inoltre, che in qualunque gruppo il leader ha il potere di influenzare le emozioni dei suoi collaboratori e di creare un certo clima. Quindi se noi vogliamo collaboratori tell-assertive, dobbiamo diventare leader ask-assertive. E con un ascolto attento e rispettoso possiamo incentivare i nostri collaboratori a fare domande e affermazioni di valore. Possibile? Sì, se ci muniamo di umiltà e pazienza.

Scritto da: Gertraud Bacher 

 

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Bibliografia
Goleman, D. (2013). Leadership emotiva. Una nuova intelligenza per guidarci oltre la crisi. BUR Saggi, Milano.

 

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