Cos’hanno in comune i grandi leader come Mandela, Gandhi, etc.? Probabilmente una leadership che ispira, un forte credo e un grande coraggio… di andare oltre l’idea di perfezione, accettando la propria e l’altrui vulnerabilità.

Ma quando proattività è sinonimo di errori, fallimento, giudizio e rifiuto, come fare ad accoglierla?

Oggi si parla spesso di una leadership che ispira e nella storia abbiamo grandi esempi come Nelson Mandela, Mahatma Gandhi e tanti altri. E oltre a questi grandi leader, probabilmente ce ne sono anche altri -meno noti- che abbiamo incontrato nella nostra vita, il nostro allenatore di calcio, un insegnante, il nostro capo, etc. Leader che ci hanno ispirato, che sono stati d’esempio e da guida, che hanno lasciato un segno.

Ma che caratteristiche ha questa loro inspirational leadership?

Al di là del forte credo in una missione/visione, c’è sicuramente la proattività di proporre idee, opinioni e di dare direzione. Una delle parole chiave per fare ciò è il coraggio nell’uscire dall’anonimato e poi nell’assumersi la responsabilità delle proprie azioni e di quelle dei propri collaboratori (Leggi anche: Ownership estrema: il grande potere di una grande responsabilità).

Le persone coraggiose ci ispirano!

È incredibile, però, come il coraggio sia così fortemente ancorato al suo opposto, la paura. Come evidenzia Brené Brown, studiosa ed esperta di leadership, solo chi prova paura e riesce a superarla mostra coraggio…. in altre parole, no paura no coraggio!

Ma quali sono queste paure che un leader deve affrontare?

  • La paura di sbagliare
  • La paura di fallire
  • La paura del giudizio/del rifiuto

Ogni qualvolta un leader deve muoversi nell’incertezza, deve correre un rischio, sperimenta la propria vulnerabilità, soprattutto emozionale.

E la proattività, ahimè, è di per sé qualcosa di molto rischioso: anticipare i problemi significa andare incontro a un possibile rifiuto, da parte di chi né li vede né tantomeno li accetta; anticipare tendenze o cambiamenti futuri significa andare incontro alla probabilità di sbagliare o fallire; etc.

Ma se ci facciamo bloccare dalla paura al punto da non intraprendere alcuna azione, come possiamo aspettarci che le nostre persone facciano diversamente?

“Non mi giudicate per i miei successi ma per tutte quelle volte che sono caduto e sono riuscito a rialzarmi.” (Nelson Mandela)

È fondamentale quindi accettare la propria vulnerabilità e creare un ambiente che accolga anche quella altrui e favorisca il coraggio, il confronto, il poter dire apertamente “non lo so o non ne sono certa/o, possiamo parlarne insieme?” … solo così le nostre persone si sentiranno coinvolte e raggiungeranno performance elevatissime!

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Ripensando al nostro allenatore di calcio, al nostro insegnante, al nostro capo, probabilmente non saranno stati leader perfetti, ma sicuramente saranno stati in grado di coinvolgerci, di incoraggiarci, di capirci e di capire le nostre emozioni perché provate e affrontate in primis da loro.

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E togliamoci dalla testa l’idea irrealistica che il capo debba essere perfetto e sempre all’altezza… in fondo “non siamo macchine pensanti bensì macchine emotive che pensano” (Damasio)

Scritto da: Gertraud Bacher 

 

E tu? Riesci realmente ad accettare la tua vulnerabilità e quella dei tuoi colllaboratori, spingendoli al coraggio e alla proattività?

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Bibliografia
Brown, B. (2018). Dare to lead. Penguin, London.

 

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