manager – mindset – ASAP Italia

 

Abbiamo visto come negli ultimi anni il contesto di mercato sia diventato sempre più dinamico e complesso e le aziende, per farvi fronte, abbiano puntato tutto sulla digital trasformation, di cui il covid è stato indubbiamente il più potente booster...

Se catapultassimo quindi un top manager degli anni '50 al vertice di un’azienda di oggi cosa succederebbe? Le sue competenze sarebbero adeguate alla post knowledge era?

Molto probabilmente sarebbe alquanto spaesato considerata la rivoluzione tecnologica che è avvenuta nel frattempo. Poi arriva il consulente di turno che tira fuori dal cilindro il perfetto modello di management. Un modello nel quale sono illustrati, i maniera chiara e lineare, i principali compiti e le relative competenze del manager di oggi:

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Ed ecco che il nostro top manager, guardandolo si orienta subito: è esplicativo, ma anche familiare. E sapete perché? Perché questo modello è stato sviluppato negli anni ’50.

Ma com’è possibile? Se il mondo è cambiato e anche tanto, come mai i modelli di management sono rimasti invariati? Forse i manager sono come i pesci che non riescono a immaginarsi in un mondo senza acqua?  Forse la loro figura non è poi così fondamentale come un tempo?

Alt! Andiamo con calma e per ordine!

I manager continuano a essere figure fondamentali e le competenze di un tempo continuano a essere utili, necessarie, ma non più sufficienti a gestire l'azienda di oggi e di domani... diciamo che le competenze di un tempo sono diventate per lo più delle commodities

E allora cosa manca? Cosa è necessario aggiungere

  • La capacità di far fare le cose per assicurare il raggiungimento degli obiettivi;
  • La capacità di creare relazioni emotive positive con i collaboratori, i clienti e gli stakeholder, di creare esperienze relazionali positive che portino alla creazione di engagement e alla volontà di fare quel passo in più.

Davanti a noi si sta aprendo una nuova era, quella del post-knowledge, ed è questo il motivo per cui queste 2 competenze sono fondamentali.

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In altre parole, per essere un bravo manager in questa nuova era serve la proattività che ci spinge all’azione, che ci fa uscire dalla propria comfort zone, dall’abituale modello “comando e controllo” e ci porta a sperimentare nuovi stili. Servono tutte le sfaccettature della pro attività,  pro attività nel chiedere, nel avanzare dubbi (ask-assertive), pro attività nell’avere il coraggio di esporci/aprirci alla sperimentazione anche a costo di essere vulnerabili, proattività nell’imparare e aprirsi sempre cose nuove.

Inoltre, secondo un’indagine Google, servono anche le seguenti competenze:

  • Essere bravi coach
  • Empowerment del team anziché micro management
  • Esprimere interesse nel conseguimento del successo dei singoli membri del team e prendersi cura del loro benessere personale
  • Evitare di essere molli: essere produttivi e orientati verso i risultati
  • Essere bravi comunicatori e ascoltare il team
  • Aiutare i collaboratori a sviluppare la loro carriera
  • Avere una visione e una strategia chiara per il team
  • Avere competenze tecniche chiavi così da dare consigli al team

Questo è solo una delle espressioni del nuovo stile manageriale. Altre vie sono possibili, spetta a noi sperimentarle! Spetta a noi sfidare le convinzioni e le norme esistenti. Spetta a noi essere proattivi. E ci vuole coraggio per alzarsi in piedi e fare qualcosa in modo un diverso!

Il premio Nobel per la letteratura George Bernard Shaw ci ha lasciato una frase memorabile:

“L’uomo ragionevole si adatta al mondo, ma l’uomo irragionevole insiste nel cercare di adattare il mondo a se stesso. Così il progresso dipende dagli uomini irragionevoli"

 

Scritto da: Gertraud Bacher 

 

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Bibliografia
Laloux, F. (2016). Reinventare le organizzazioni. Come creare organizzazioni ispirate al prossimo stadio della consapevolezza umana. Ed. Guerrini, Milano.

 

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