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“Il supercomputer Ibm vince il dibattito con lo sfidante umano”

Così intitolava un articolo sul Sole 24 Ore, relativamente alla sfida di dibattito avvenuta tra Project Debater della Ibm e due contendenti umani.

In realtà è poco chiaro se la competizione sia finita veramente a favore della macchina... ma, al di là di del risultato, sicuramente questo è stato il primo passo del pc IBM verso la “computational argumentation”, cioè la capacità di conoscere a fondo un soggetto, scegliere e organizzare le informazioni, prendere una posizione e difenderla da critiche e attacchi… ed è proprio su questo terreno l’ultima grande sfida dell’intelligenza Artificiale.

2Il 2018 è stato anche l’anno del settore Smart Home, ovvero di quegli oggetti che popolano le nostre case e le rendono “intelligenti”, cioè capaci di migliorare il comfort, la sicurezza e i consumi rispondendo ai nostri bisogni e alle nostre abitudini e facendoci risparmiare quella che è stata definita la risorsa più importante: il tempo. In questo campo infatti, lo scorso anno, è stato segnato da una nuova tipologia di device entrati sul mercato italiano: gli smart home speaker. Un dispositivo dotato di intelligenza artificiale che lo rende in grado di rispondere ai nostri comandi vocali e interagire con la casa in un modo nuovo, ossia con la voce.

A tal proposito, gli Osservatori Digital innovation del Politecnico di Milano restano sempre aggiornati sui cambiamenti in atto nel settore dell’innovazione, attraverso indagini e collaborazioni con le aziende del territorio. Noi di ASAP abbiamo partecipato al convegno “Smart Home: senti chi parla!” organizzato appunto dall’Osservatorio IoT e abbiamo fatto alcune considerazioni a riguardo.

 

 

Come vanno questi mercati?

 3Per il mercato Smart Home i dati che ci hanno colpito maggiormente sono stati:

  • l’importante crescita del mercato in generale, che è passato dai 185 Mln€ del 2016, ai 250 Mln€ del 2017 e nel 2018 ha raggiunto i 380 Mln€;
  • il possesso da parte del 41% del campione di un oggetto smart;
  • il boom degli smart home speaker, sbarcati circa un anno fa sul mercato italiano e che oggi ricoprono il 16% del mercato Smart Home;
  • la scelta dei canali di acquisto per gli oggetti smart, che si dirige preferibilmente verso i negozi (39%) e online (29%).

Oltre a questi dati che presentano un mercato ricco e in evoluzione, dall’altra parte sono stati presentati anche dati che fanno sorgere delle domande:

  • Solo il 25% degli elettrodomestici connessi acquistati è usato per le sue funzioni smart. E quindi ci si chiede perché vengono acquistati?
  • il 42% di chi possiede un oggetto smart non utilizza o utilizza raramente le funzionalità smart dei prodotti. Cosa spinge ad avere un oggetto smart, ma poi a utilizzarlo per le sue funzioni “normali”?
  • gli installatori hanno perso quote come canale di vendita, ricoprendo il 19% del mercato. Come mai non ci si affida più a loro per l’installazione?

 

L’Osservatorio ci dice che le risposte per il mancato utilizzo di un oggetto smart sono dovute al fatto che vengono visti come poco utili, troppo complessi o di non avere avuto necessità di utilizzo. Dall’altro lato però va sottolineato che il cambio del canale di vendita ci indica che le abitudini dei clienti stanno cambiando e che i prodotti oggi sono sempre più plug&play, ossia autoinstallanti e che richiedono poco competenze tecnica.

L’idea che ci siamo fatti noi di ASAP è che ci potrebbe essere un “problema” di comunicazione, alle volte non conoscendo nemmeno tutte le potenzialità dei device, perché tramite la pubblicità vengono valorizzate solo alcune potenzialità e -magari per pigrizia, per una mancanza di necessità o per paura verso la privacy e l’uso dei dati- non ci attiviamo per conoscere e utilizzare anche tutte le altre.

Altra motivazione potrebbe risiedere nella mancata integrazione di questi oggetti, che a oggi restano separati tra loro e supportati da app differenti, rendendo così poco agevole il loro utilizzo.

 

E per quanto riguarda l’Intelligenza Artificiale, questa è un problema o un’opportunità?

4Il Direttore dell’Osservatorio Artificial Intelligence Giovanni Miragliotta ha mostrato dati a supporto del fatto che nessuna delle due risposte è esatta: l’AI è una necessità!

Con l’invecchiamento della popolazione si perderanno lavoratori attivi, aumenterà il bisogno di assistenza e, per mantenere il livello di benessere al quale siamo abituati, molte professioni dovranno essere automatizzate. Questo perché -nonostante i flussi migratori- non ci saranno abbastanza persone disponibili. Inoltre, per garantire la sostenibilità del sistema assistenziale e previdenziale -già oggi stressato- e incrementare la produttività in generale, sarà necessario il contributo dell’AI che, comunque, porterà alla creazione di nuovi posti di lavoro che oggi ancora non conosciamo.

 

 

E per il mondo aziendale? Tutte le aziende sono a conoscenza dei pro e contro dell’AI?

La ricerca dell’Osservatorio ha mostrato un dato interessante: circa la metà delle realtà intervistate dichiarano di essere ad un livello adeguato di conoscenza sull’AI, ma solamente 1/3 di queste sa veramente di cosa si sta parlando.

Se per quanto riguarda lo sviluppo e la ricerca su queste tecnologie, l’Italia è tra i primi Paesi, relativamente all’applicazione delle stesse risulta ancora in condizioni arretrate!

Un dato rassicurante è che tra le aziende che stanno sperimentando l’AI, nessuna afferma che l’implementazione sia stata fallimentare e questo sicuramente è un punto a favore! Poi che ci sia ancora da lavorare molto sugli aspetti organizzativi, della cultura aziendale e della relazione con il cliente è indubbio.

Ciò che manca per affidarsi completamente all’AI è la percezione del ROI (Return of Investiment) e la convinzione che le grandi quantità di dati a disposizione non possano essere sfruttati a proprio favore. A questo si aggiunge anche la paura che L’AI sia ancora una tecnologia “immatura”. E qui ritorna il concetto fondamentale di cultura e comunicazione: parlare lo “stesso linguaggio” aiuta a capire cosa si può fare o cosa non si può fare e spinge a superare le principali resistenze.

Chi vende dispositivi innovativi e tecnologici deve essere in grado di sviluppare il proprio ruolo di partner di fiducia, di seguire l’utente in tutto il suo percorso, dalla strutturazione dei dati all’impatto sull’occupazione.

 

E per il futuro?

5La sfida del domani sarà quella di portare “l’intelligenza” il più vicino possibile a dove i dati nascono e quindi via libera al Edge Computing, ovvero all’elaborazione dei dati lì dove sono prodotti e, in questo caso, nella casa. Ci sono quindi ancora ampi margini di sviluppo in ambito AI e, in particolare, per il Deep Learning e la sua integrazione con l’IoT. Sicuramente negli ultimi anni l’interesse per questa sottocategoria del Machine Learning -che si occupa di “allenare” gli algoritmi ed estrapolare dati- è cresciuto in maniera esponenziale e continuerà a farlo visti i risultati sorprendenti che è in grado di raggiungere in molteplici applicazioni.

E se il 2018 è il passato… Cosa ci riserverà ancora il futuro?

Noi continueremo a seguire le evoluzioni del mercato dell’Innovazione, sia per quanto riguarda il mondo aziendale che per il mondo Hr… e voi?

 

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