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Viabilità bloccata. Chilometri e chilometri di code per le strade del centro Italia: tre giornate da bollino rosso per Autostrade, quelle dello scorso 28, 29 e 30 marzo. Uno spiegamento di persone tale avviene di norma per eventi di eccezionale portata, come lo svolgersi di manifestazioni sportive o importanti festival musicali.

Una moderna Woodstock? No, il più grande show della manifattura italiana, l’appuntamento principe della stagione segnato con la matita rossa sulle agende di tutti i player del settore: la MECSPE di Parma.

In questi casi i numeri sono esemplificativi: 2.300 aziende espositrici organizzate in 12 saloni tematici, più di 50.000 visitatori, un network potenzialmente illimitato per confrontarsi sulla principale tematica del momento nel settore manifatturiero: il cambiamento.

Un termine, questo, declinabile da parte dell’azienda sia da un punto di vista tecnico -innovazione tecnologica e R&D- sia da un punto di vista strategico -necessità di rinnovarsi a livello organizzativo per rimanere competitivi sul mercato. Questo implica non solo la nascita di nuovi professionisti (es. Chief Innovation Officier), ma anche il possesso di tutta una serie di skills da parte di coloro già presenti in azienda. Flessibilità, problem solving, fluidità, dinamismo e plasticità sono oggi caratteristiche imprescindibili per ambire a un ruolo da protagonisti all’interno della Digital Trasformation!

L’importanza di cambiare è palese… ma allora cos’è che ostacola concretamente il cambiamento nelle PMI? 

 

Industria 4.0 nelle PMI: gli ostacoli al cambiamento

CENfTrk qwTtpuG4NGHaiDl72eJkfbmt4t8yenImKBVvK0kTmF0xjctABnaLJIm9Sulla base di quanto emerso in fiera -seppur con implicazioni diverse in base al settore di riferimento- sembrerebbe che le criticità, nel “cavalcare” realmente l’ondata tecnologica, siano riconducibili fondamentalmente a 3 aspetti:

  1. L’eccessiva burocrazia degli incentivi statali per l’acquisizione e il rinnovamento delle tecnologie (es. il super e l’iper-ammortamento, la nuova Sabatini, etc.)
  2. La scarsa sensibilità dell’impresa italiana ai vantaggi derivanti dall’applicazione di questo nuovo modo di pensare i processi e l’organizzazione. Abbassamento dei costi, riduzione degli sprechi, aumento delle performance produttive, manutenzione preventiva, sono alcuni tra i risultati che un’intelligente implementazione della quarta rivoluzione industriale può originare. Spesso, però, il fatto che questi benefici non siano visibili nel qui e ora, ma pretendano una visione a lungo termine, rende i temi dell’industria 4.0 qualcosa di astratto. Pertanto, come Roma non fu costruita in un solo giorno, è fondamentale avere la consapevolezza che non è possibile raggiungere tali risultati dall’oggi al domani
  3. Il cambio di focus dal prodotto al cliente. Puntare sul prodotto, andando a scegliere all’interno del proprio catalogo quello più adatto alle esigenze del cliente, per poi customizzarlo in base alle esigenze specifiche, oggi non è più sufficiente. Diventa necessario adottare quindi una logica consulenziale, che ruoti attorno alla centralità del cliente: ascoltarlo per comprendere concretamente esigenze e problematiche, di cui spesso non è neppure del tutto consapevole, è fondamentale per proporre soluzioni a reale valore aggiunto! In alcuni settori questo potrebbe anche significare dar vita a prodotti completamente nuovi, mai proposti prima, che nascono dal cliente e per il cliente; in altri, dove magari questo non è sostenibile da un punto di vista economico, questo nuovo approccio implica il saper guidare il cliente nel comprendere al meglio le soluzioni disponibili tra cui scegliere, illustrandone chiaramente pro e contro. Bisogna dunque rendere l’astratto qualcosa di concreto -attraverso dati, storie di successo e previsioni, demo e prototipi- in modo che il cliente possa “toccare con mano” il vantaggio competitivo di cui tanto si parla, calarlo nella propria realtà e sfatare, al contempo, il mito che un prodotto più è tecnologico più è difficile da utilizzare 

 

Foto Mescpe generico stand min 

 

Per concludere...

Riuscire ad assimilare tutte le novità che stanno imperversando nel mercato del lavoro non è semplice, soprattutto considerando il ritmo -sempre più frenetico- con cui si susseguono.

Perdere il treno della digitalizzazione comporta però un rischio concreto: trovarsi tra qualche tempo in una situazione di svantaggio competitivo nei confronti di quelle aziende che hanno già introdotto queste misure tecnologiche, ma soprattutto che hanno saputo mutare la propria mentalità in maniera fluida per assecondare il cambiamento digitale che sta avvenendo.

Come evidenziano alcuni operatori del settore incontrati in fiera, molte di queste aziende sono straniere, dunque il discorso può essere declinabile anche ad un livello macroeconomico.

 

 

L'Italia e, nello specifico, la manifattura italiana, rischiano veramente di porsi in una posizione di svantaggio nel mercato globale? 

La qualità garantita dal MADE IN ITALY, invidiataci ancora oggi da tutto il mondo, basterà ad arginare questo andamento?

 

  

 


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