La cultura come rischio d'impresa: quando due organizzazioni non parlano la stessa lingua
Due aziende possono avere bilanci solidi, mercati complementari e una logica industriale impeccabile, e ciononostante non riuscire a lavorare insieme. La ragione, spesso, riguarda qualcosa che i numeri non catturano: il modo in cui le persone, da una parte e dall'altra, danno per scontate cose diverse.
Cosa succede quando due culture aziendali si trovano, da un giorno all'altro, a dover diventare una sola?
Dove vive davvero la cultura.
La cultura di un'azienda si annida in dettagli che nessun contratto descrive: come si prende una decisione e quanto in fretta, chi può parlare con chi, cosa viene premiato e cosa viene tollerato, quali regole non scritte tutti conoscono senza che nessuno le abbia mai dette. Sono automatismi, e funzionano finché restano condivisi.
Nel momento in cui due organizzazioni si uniscono, questi automatismi entrano in collisione senza fare rumore. In una l'errore si discute apertamente, nell'altra si nasconde. In una si decide in riunione, nell'altra a porte chiuse. Nulla di tutto questo finisce a verbale, e intanto la fiducia si incrina, i tempi si allungano, le persone migliori iniziano a sentirsi fuori posto.
Il costo del non parlarsi.
Il conto lo pagano i numeri. In un'indagine McKinsey su quasi 1.100 responsabili di operazioni M&A, il 44% ha indicato la scarsa compatibilità culturale e l'attrito tra acquirente e target tra le prime cause per cui un'integrazione non raggiunge gli obiettivi attesi (McKinsey, The culture compass).
Lo stesso filone di ricerca mostra anche il rovescio della medaglia: le operazioni che gestiscono bene la cultura hanno oltre il 40% di probabilità in più di centrare le sinergie sui costi e fino al 70% in più su quelle di ricavo (McKinsey, Why managing culture is critical for value creation in M&A).
La distanza culturale, quando resta invisibile, si traduce in sinergie che non arrivano e in talenti che se ne vanno.
I segnali che si possono leggere prima.
La buona notizia per chi struttura un'operazione è che la cultura lascia tracce leggibili, spesso già prima dell'annuncio.
La velocità con cui un'organizzazione decide, il grado di gerarchia, l'appetito per il rischio, il modo di comunicare: sono indizi osservabili, che raccontano quanto due realtà siano compatibili molto prima che si trovino a convivere.
Per un advisor o per un fondo, leggere questa distanza in anticipo cambia due cose:
- Informa il prezzo, perché un'integrazione culturale complessa ha un costo che è giusto pesare.
- Informa il piano, perché sapere dove sono le fratture permette di prepararsi invece di rincorrere.
Trasformare la distanza in un piano.
La cultura si lascia governare quando la si guarda per tempo. Questo vuol dire ascoltare come funzionano davvero le due organizzazioni, riconoscere che ognuna ha un'identità che merita rispetto, e costruire un percorso di integrazione che tenga insieme le persone invece di forzarle. È il lavoro che trasforma due mondi diversi in un'unica squadra e, con essa, il valore promesso in valore reale.
Il primo passo è vedere la distanza.
Chi accompagna un'operazione e sa leggere la cultura offre al proprio cliente qualcosa che gli altri non vedono: la possibilità di intervenire su una frattura prima che si apra.
È il punto di vista con cui ASAP Italia affronta il fattore umano nelle operazioni straordinarie, dentro il quadro d'insieme che trovi nell'articolo Quando l'azienda cambia mani.
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