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Problem Solving significa letteralmente “risoluzione di problemi”. Problemi che sempre più spesso sono al centro di ciò che quotidianamente persone e aziende devono fare.

Sebbene per alcuni, saper risolvere problemi sembri un’attitudine naturale, si tratta pur sempre di una competenza che, come tale, può essere acquisita e allenata (grazie anche all’acquisizione di un metodo).

?? Come sviluppare, quindi, questa skill a livello individuale? Leggi anche: Design Thinking... risolvi i problemi con creatività!

Il punto è che se per problemi ricorrenti è possibile quasi automatizzare la soluzione, per problemi più complessi, spesso, serve un approccio “out of the box”. Ed è qui che entra in gioco il Design Thinking ovvero un modello manageriale di gestione aziendale che trova nel Creative Problem Solving la sua massima espressione.

A partire da problemi complessi, questa tecnica o meglio questo processo permette, appunto, di sviluppare -grazie all’alternanza di fasi divergenti e convergenti e alla centralità dell’utente/destinatario dell’innovazione- soluzioni innovative desiderabili, fattibili e redditizie o economicamente sostenibili.

Gli ambiti di applicazione? Startup, progettazione di user experience, distribuzione di prodotti e servizi, formazione, consulenza… e ovviamente problem solving (Leggi anche: Design Thinking: ambiti di applicazione e principi operativi)

Ovviamente, in base alle sfide e agli obiettivi del progetto di innovazione su cui viene applicato, ci sono diversi modelli di Design Thinking, ma ciò che li accomuna è il concetto stesso di valore nonché il cambio di prospettiva, che vede ribaltare il classico triangolo, tipico delle business school, ponendo invece al vertice le persone (come le cose fatte hanno valore per i clienti) e alla base le tecnologie (come vengono fatte le cose e come migliorare la loro performance) e come l’organizzazione può trarre profitto offrendole.

Design Thinking Business, persone e innovazione – Fonte: Rapporto 2018 dell’Osservatorio Design Thinking for Business

 

In altre parole, il Design Thinking è uno strumento da utilizzare in modo differente sulla base dell’obiettivo: partire da un problema per migliorare la soluzione o cambiare la direzione?

In un mondo pieno di idee è difficile vedere quella giusta non perché sia buio, ma perché c’è troppa luce. Il Design Thinking è uno strumento molto potente per trovare tra le tante idee quelle che abbiano senso per le persone e che aiutino il business a cambiare direzione (Roberto Verganti, School of Management Politecnico di Milano)

Ma cosa dicono i numeri?

L'81% delle aziende utilizza il Design Thinking per trovare soluzioni a problemi in maniera creativa (Fonte: Osservatorio Design Thinking for Business)

Gli studi di design sono le aziende in cui l’adozione di questo approccio è più diffusa (94%), seguiti dalle società di sviluppo tecnologico (82%), dai consulenti strategici (69%) e dalle agenzie digitali (67%).

Il 65,5% del fatturato annuale di queste imprese deriva da servizi basati su questo modello (Fonte: Osservatorio Design Thinking for Business).

Il Creative Problem Solving non è semplicemente il modello di Design Thinking più diffuso, ma anche il più importante ovvero, quello con un peso rilevante nel portafoglio delle aziende... sembrerebbe quindi che mettere al centro le persone, favorendo la loro creatività e sperimentando rapidamente le loro idee abbia non pochi benefici!

?? Come sviluppare questa skill all'interno dell'organizzazione? Leggi anche: Come sviluppare il Creative Problem Solving nei collaboratori! 

 

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