“Abbiamo un problema! Ok, risolviamolo”.

Spesso quando ci si trova di fronte a un problema non ci si sofferma neanche un secondo sull’analisi del problema stesso, ma si passa subito a cercare soluzioni per risolverlo il prima possibile

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Siamo sicuri che questo sia l’unico approccio? O meglio, siamo sicuri che questo sia sempre l’approccio migliore? 

Le Pillole di ASAP Il Problem Solving 1
Le Pillole di ASAP Il Problem Solving 2
Le Pillole di ASAP Il Problem Solving 3

 

Suggerimenti per il Capo e per il Dipendente

Se focalizzarsi sul problema può essere percepito come “una perdita di tempo”, partire spediti alla ricerca di soluzioni potrebbe rivelarsi altrettanto controproducente.

Questi due approcci al problem solving, all’apparenza diametralmente opposti,  possono (anzi dovrebbero) coesistere. Da una parte è bene analizzare e comprendere le reali cause del problema (piuttosto che limitarsi solo a gestirne i sintomi), dall’altra bisogna anche essere in grado di sviluppare poi delle soluzioni tempestive ed efficaci.

Come fare quindi?

  • Bisogna porsi le domande giuste per ridurre il problema in micro-problemi "facilmente" affrontabili:
    1. ANALISI DEL PROBLEMA: Il cliente è furioso. Perché è furioso? Perché ha ricevuto la merce in ritardo. Perché ha ricevuto la merce in ritardo? Perché l’ordine è stato inviato tardi. Perché l’ordine è stato inviato tardi? Perché la data di consegna è stata inserita male nel sistema aziendale. Perché la data è stata inserita male? Perché il neoassunto che si occupa delle spedizioni non è stato formato adeguatamente, etc.
    2. ANALISI DELLA SOLUZIONE: Cosa fare per evitare che in futuro accadano nuovamente i medesimi errori (soluzione a lungo termine)? Come gestire invece la situazione attuale (soluzione a breve termine)?
  • Bisogna considerare il problema come un "mero" ostacolo al raggiungimento di un obiettivo, un ostacolo che bisogna osservare da diversi punti di vista, al fine di individuare il modo migliore per affrontarlo: eliminarlo, aggirarlo o utilizzarlo? Sì, perché questo "invito al cambiamento" non implica necessariamente la rimozione dell'ostacolo stesso!

 

Facciamo un esempio...

Stiamo percorrendo in auto la solita strada per tornare a casa, ma a un certo punto un corteo ci impedisce il passaggio. Il nostro obiettivo è arrivare a casa, ma il vigile ci avvisa che per almeno 2 ore la strada non verrà riaperta al traffico. Invece di disperarci, inutilmente, per due ore intere, decidiamo di guardandoci attorno e così facendo scorgiamo una stradina laterale, decidiamo di percorrerla e scopriamo che ci porta ugualmente a casa, rivelandosi addirittura più veloce rispetto a quella che abbiamo praticato per anni, per abitudine.

 

La presenza del corteo (ostacolo) ci ha costretto a individuare una nuova azione/soluzione che alla fine ci ha permesso di essere ancora più efficienti nel raggiungimento del nostro obiettivo (tornare a casa). Se ci fossimo fatti prendere dalla disperazione, magari non ci saremmo neanche accorti di questa strada alternativa! In questo caso, l'ostacolo è stato aggirato (non potevamo di certo eliminare il corteo). E quando non è possibile né eliminare né aggirare l'ostacolo? Beh, proviamo comunque a osservarlo da un’altra prospettiva... potrebbe addirittura diventare una risorsa!

Sapevi che...
La nascita dei famosi post-it venne considerata inizialmente un totale insuccesso in quanto l’intento iniziale era quello di scoprire un nuovo potente adesivo. Divenne una grande scoperta solo quando si pensò ad essi con una finalità diversa

 

 

 

 

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