"Immagina di voler andare a mangiare del buon pesce.
In quale città andresti? Bolzano, Milano o Napoli?"

Molti probabilmente avranno risposto Napoli perché è l’unica città delle tre che si affaccia sul mare. Tuttavia la bontà del pesce non dipende soltanto dalla città in cui lo si mangia, ma anche dall'abilità del cuoco, dagli altri ingredienti che compongono il piatto, etc.

Pertanto ci potrebbero essere ristoranti a Bolzano o Milano dove si mangia del pesce più buono rispetto a Napoli. Ad ogni modo, il cervello avrà fatto l’associazione “Napoli è una città marinara, perciò avrà il pesce più fresco e più buono” e ha scelto la risposta che, per lui, ha la probabilità più alta di essere la più veritiera.

Napoli o non Napoli, a prescindere dalla risposta che è stata data, la scelta è stata influenzata da uno stereotipo soggettivo che si è formato nel tempo sulla base della propria esperienza. Si sarà scelta la risposta che si pensa abbia la probabilità più elevata di successo... non è detto, però, che sia la più corretta in assoluto!

 Tuttavia il nostro cervello è pigro e asseconda la tendenza al “risparmio cognitivo”, perché non ha tempo né voglia di passare al vaglio tutte le informazioni a sua disposizione.

Basti pensare che, tramite i nostri organi di senso, il nostro corpo invia al cervello circa 10.000 informazioni al secondo. Non potendole processare una per una in maniera consapevole, quindi, attiva degli schemi mentali inconsci (es. gli stereotipi) che permettono di interpretare la realtà in maniera quasi immediata e con un dispendio di risorse cognitive ridotto. Semplicemente, il nostro cervello si affida alla statistica!

 “Non c'è nessun espediente cui un uomo non ricorra per evitare la fatica autentica di pensare”
Sir Joshua Reynolds

 Difficilmente ammettiamo di ragionare per stereotipi, dal momento che questi sono considerati per lo più negativamente.

Tuttavia non sempre è così!

Dal punto di vista evolutivo infatti, gli stereotipi rivestono un ruolo cruciale per l’uomo e rappresentano un meccanismo di adattamento: grazie a essi riusciamo a interpretare la realtà -di per sé molto complessa- e garantire così la nostra sopravvivenza.

Facciamo un esempio. Se vediamo un insetto volante giallo e nero, di solito ci allontaniamo perché lo associamo automaticamente a un’ape o una vespa che ci pungerà, sebbene esistano anche insetti giallo-neri assolutamente innocui. In questo caso, il nostro stereotipo svolge un ruolo funzionale e ci informa che, se vogliamo evitare una puntura e uno shock anafilattico, è bene allontanarsi!

L’emozione della paura, attivata da questo stereotipo, che ci spinge a scappare o a eliminare lo stimolo pericoloso ha una base neurale: l’amigdala, una ghiandola del nostro cervello responsabile delle emozioni, a suggerire al cervello quali comportamenti attivare in relazione allo stimolo esterno.

 Come ha scoperto il neuroscienziato americano Joseph LeDoux le informazioni che riceviamo dall'ambiente, arrivano all'amigdala attraverso due percorsi:

  • uno diretto (più a livello inconscio), dagli organi sensoriali (udito, vista, olfatto, etc.) all’amigdala: in questo caso si ha una risposta automatica del corpo per prevenire uno stimolo potenzialmente pericoloso. Si tratta di stereotipi che, spesso sono dettati geneticamente creatisi per garantirci la sopravvivenza.
  • uno indiretto (più a livello conscio), dove la corteccia cerebrale elabora le informazioni degli organi sensoriali in maniera approfondita prima di passarle all’amigdala. È qui, a livello della neocorteccia, che si formano gli stereotipi più pericolosi, ovvero quelli dettati dall’influenza sociale, come quelli di genere, di etnia, di religione, etc.

 A questo punto la domanda sorge spontanea:


È possibile vivere senza essere influenzati dagli stereotipi?

La risposta è NO, ma non scoraggiarti... il fatto stesso di vivere in un contesto sociale implica necessariamente la presenza degli stereotipi, dato che si formano culturalmente!

Prova però a prendere consapevolezza dei tuoi stereotipi, cerca di capire come e perché si sono formati, ragiona sul fatto che essi siano più o meno funzionali... e magari riuscirai a ridurne l’effetto!

Come limitare l’influenza degli stereotipi nel processo di selezione del personale?

Chiunque è dunque “vittima” degli stereotipi... anche noi Recruiter! Nel processo di selezione, infatti, lasciarsi fuorviare dagli stereotipi è un rischio notevole, soprattutto se ci portano a scartare un candidato molto competente, ma, a pelle, “poco simpatico” e, viceversa, ad assumerne uno incompetente, ma che asseconda un nostro stereotipo positivo!

Esistono tuttavia alcuni accorgimenti che il Recruiter può utilizzare per ridurre la probabilità che ciò si verifichi:

  • Concentrati sulla job descriptionDurante un colloquio, tieni bene a mente la job decription, le competenze e le soft skills effettivamente necessarie per quella determinata posizione. I requisiti dichiarati saranno la tua bussola e fungeranno da guida durante tutto il processo di selezione, permettendoti di non smarrirti.
  • Prendi consapevolezza dei tuoi bias personali! Spesso la prima impressione su una persona fa la differenza, visto che “a pelle” sappiamo subito se qualcuno ci piace o no. Il nostro cervello cercherà poi, in automatico e a livello inconscio, di raccogliere solo informazioni che confermano quella prima impressione. Prova allora a fare l’esercizio inverso: cerca di remare contro il tuo inconscio e poni tutta la tua attenzione nel trovare eventuali aspetti del candidato che possono sconfessare la prima impressione (positiva o negativa che sia). 
  • Raccogli più indizi possibili utilizzando tutti gli strumenti di selezione a tua disposizione! Di per sé un colloquio non è mai oggettivo al 100%, perché è influenzato da fattori personali (es. livelli di attenzione, umore, condizione fisica del momento, etc.). Se calcoliamo poi anche il possibile impatto degli stereotipi soggettivi, la probabilità di effettuare una valutazione accurata diminuisce. È quindi consigliato raccogliere più indizi possibili su un candidato, affinché la valutazione risulti più oggettiva possibile: organizzare più colloqui, meglio se con Recruiter differenti; utilizzare test psicologici standardizzati; avvalersi del supporto di software di Intelligenza Artificiale; etc.

Leggi anche: Una ricerca e selezione consapevole

Non ti resta che provare!

 

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