"You don't know where you're going, any road will get you there

Come dicevamo nella Pillola di ASAP di Martedì -Il Business Plan- per avviare con successo un progetto è necessario prima “mettere giù” un piano dettagliato dello stesso, una sorta di “Road map” che racchiuda obiettivi, strategie e azioni.

 

Ma quanto è difficile, poi, nell’implementazione del piano, mantenere il focus sull’obiettivo, senza perdersi in una marea di azioni spesso infruttuose? Abbiamo sempre ben chiara la differenza che c’è tra obiettivi e azioni?

Obiettivi e azioni

Lavorare per obiettivi Obiettivi e azioniL’obiettivo è un traguardo, un risultato che ci si propone di ottenere, il fine a cui si tende (dove voglio arrivare e quando?). Le azioni sono ciò che è necessario compiere intenzionalmente per raggiungere il traguardo (come voglio arrivare?). Svolgendo in maniera adeguata un certo numero di task (compito/azione) è possibile raggiungere il goal (risultato/obiettivo).

Solo quando si ha ben presente tale distinzione è possibile formulare in maniera ottimale il contenuto dell’obiettivo, che a sua volta ne determina la direzione e l’intensità.

Cosa si intende con direzione e intensità di un obiettivo?

La direzione di un obiettivo è la meta verso cui tendere e indirizzare le nostre azioni, con intensità, invece, si intende il grado di importanza che riveste l’obiettivo a livello personale o a livello aziendale.

 

Sapevi che…

Più gli obiettivi sono ravvicinati, più accresce l’intensità e più accresce l’intensità e più siamo disposti a sforzarci per raggiungere un determinato risultato

 

Quindi la nostra perseveranza nel raggiungere un obiettivo dipende esclusivamente da quanto questo è ravvicinato? La risposta è no!

 

Obiettivi e autoefficacia

Lavorare per obiettivi obiettivi e autoefficaciaStudi hanno dimostrato che di fronte alle difficoltà, se gli obiettivi sono stati accettati, le persone mantengono la performance costante e sono perseveranti. In caso contrario -ovvero quando gli obiettivi vengono imposti, non li sentiamo nostri o li riteniamo irraggiungibili- la performance crolla vertiginosamente… sembrerebbe quindi che, per essere efficaci, gli obiettivi devono essere accettati!

Ma da cosa dipende la nostra accettazione dell’obiettivo?

L’accettazione di un obiettivo è in stretta relazione con la nostra autoefficacia, ovvero la fiducia che abbiamo nelle nostre capacità di ottenere -con le nostre azioni- gli effetti voluti. In altre parole, è la convinzione circa le nostre capacità di organizzare ed eseguire le sequenze di azioni necessarie per produrre determinati risultati.

Pertanto, quando accettiamo un obiettivo, quest’ultimo canalizza l’attenzione verso le attività rilevanti e attiva le competenze disponibili che altrimenti non sarebbero utilizzate, regolando l’investimento di energia in funzione della difficoltà del compito e la persistenza nelle situazioni di difficoltà.

Quando accettiamo un obiettivo siamo spinti a sperimentare nuove strategie, a cercare nuove soluzioni che ci permettano di sviluppare nuove competenze e, al contempo, di affinare capacità già presenti… e questo a prescindere dalle difficoltà che incontreremo, dagli sforzi che faremo o dal fatto che non vedremo subito i risultati sperati.

 

Lavorare per obiettivi grafico

 

Ma allora è sufficiente che gli obiettivi siano accettati per essere certi che vengano raggiunti? Anche in questo caso la risposta è no... serve qualcosa di più.

 

Obiettivi strategici, obiettivi intermedi e obiettivi operativi

Lavorare per obiettivi obiettivi strategici intermedi e operativiPer far sì che gli obiettivi vengano raggiunti, bisogna strutturarli secondo diversi livelli: obiettivi strategici, intermedi e operativi.

Gli obiettivi strategici rappresentano la visione globale del nostro lavoro. Solo attraverso una loro chiara definizione disporremo di una visione completa che ci permetterà di organizzare al meglio i compiti –in modo flessibile- anche nelle fasi più caotiche, senza rimanere disorientati da essi.

 

Facciamo un esempio…

È mattina e sto uscendo di casa di corsa per andare a lavoro, perchè sono in ritardo, ma mi accordo che la macchina ha una ruota bucata. Se mi focalizzassi sul compito (aggiustare la macchina), inizierei a cambiare le ruota o chiamerei un meccanico per farlo, in più mi agiterei perché so già che il mio capo si arrabbierà per il mio ritardo.

Se invece mi focalizzassi sull’obiettivo (arrivare in tempo in ufficio), avrei la giusta lucidità per capire qual è il modo migliore per raggiungerlo: chiamare il meccanico toglierebbe troppo tempo e allora potrei decidere di prendere l’autobus, un taxi o chiamare un collega per farmi dare un passaggio in ufficio. Insomma, sarei flessibile ed eviterei una strigliata dal mio capo.

 

Che caratteristiche hanno gli obiettivi strategici?

Gli obiettivi strategici, dai quali discendono tutti gli altri obiettivi più operativi, devono avere le seguenti caratteristiche:

  • Devono essere generici
  • Devono essere di lungo periodo
  • Devono fornire la direzione generale verso cui andare

A partire da questi, è necessario poi fare un “break down”, suddividendo gli obiettivi in sotto-obiettivi (obiettivi intermedi), a cui far corrispondere poi micro-obiettivi (obiettivi operativi) che indirizzino le attività quotidiane.

 

Che caratteristiche hanno, quindi, questi obiettivi intermedi e operativi?

Gli obiettivi intermedi e operativi devono essere formulati in base al metodo SPORT.

  • Devono essere Specifici, non vaghi
  • Devono essere Positivi, ovvero devono indicare dove si vuole andare (obiettivo “verso” qualcosa), anziché ciò che si vuole evitare di ottenere (obiettivo “via da” qualcosa). Questo permette di avere un impatto motivazionale maggiore
  • Devono essere Osservabili, ovvero devono permettere di capire se il risultato atteso è stato raggiunto o meno ed eventualmente, quanto si è lontani dalla meta; pertanto, è necessario introdurre dei criteri per facilitarne la misurazione (p.e. indicatori numerici per misurazioni quantitative; descrizioni precise di comportamenti per misurazioni qualitative)
  • Devono essere Realistici, ovvero devono essere raggiungibili date le risorse e i mezzi a disposizione; diversamente, se troppo lontani dalla realtà finiscono con il non essere presi realmente in considerazione poiché scoraggianti 
  • Devono essere legati al Tempo, (entro quando devono essere realizzati?). Questo li rende misurabili, evita che vengano considerati non urgenti nonché messi in fondo alle cose da fare e permette anche di distribuire al meglio il tempo rispetto alle attività da svolgere

 

Facciamo un esempio…

“Voglio perdere peso”

È un vero obiettivo? Ha tutte le carte in regola per essere raggiunto?

Allora meglio definirlo così: “Voglio sentirmi in forma e in piena salute (obiettivo strategico). Ho deciso quindi di adottare un regime di vita equilibrato con un’alimentazione sana e attività sportiva. Effettuerò sport almeno due volte alla settimana sport (sotto-obiettivo SPORT)

 

Per concludere…

Gli obiettivi indirizzano e guidano la nostra attenzione, pertanto più sono specifici più la nostra attenzione diventa selettiva. Quindi ben venga essere focalizzati e concentrati mentre si svolge una determinata azione (operativa), ma senza una visione globale del nostro lavoro si affrontano i singoli pezzi del puzzle (azioni) man mano che si presentano senza cogliere l’opportunità di capire quali meritano maggiormente la nostra attenzione, quali vanno rivisti, quali invece vanno esclusi. Per essere efficaci dobbiamo quindi prima di tutto acquisire la cosiddetta “visione da elicottero” (helicopter view).

 

 

 

Vuoi soprire come creare opportunità di successo?

Allora non perderti la pillola di Martedì prossimo su "Lo sviluppo del business"!

 

 

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