“It’s your reaction to adversity, not adversity itself that determines how your life’s story will develop”

 

Nella pillola di ASAP di Martedì su “La gestione della crisi”, abbiamo visto come il nostro Mario, assumendo un atteggiamento “duro”, non sia stato in grado di valutare adeguatamente la situazione -ovvero cogliere i segnali di cambiamento che il mercato gli stava lanciando- verificare se fosse o meno in possesso delle risorse necessarie per far fronte al “nuovo contesto” e individuare l’azione più giusta da intraprendere.

Questa sua incapacità di reagire adeguatamente ha fatto sì che un evento stressante e ricco di tensioni, ma potenzialmente recuperabile -come quello legato al calo di lavoro- si trasformasse in una vera e propria crisi, portando alla chiusura dell’azienda stessa!

Cosa avrebbe potuto fare?

Avre­­­­bbe dovuto essere sì forte, ma al contempo flessibile: avrebbe dovuto sapersi adattare agli eventi senza però lasciarsi travolgere, avrebbe dovuto essere... resiliente!

 

Che cos'é la resilienza?

La resilienza Che cosèLa resilienza è, in psicologia, “quell’insieme di processi che facilitano un adattamento efficace e promuovono lo sviluppo della persona anche in contesti di vita altamente stressanti, l'adattamento positivo di fronte ad una situazione di stress o di trauma (Luthar, Cicchetti, & Becker, 2000). Allo stesso modo, in ambito organizzativo la resilienza è la capacità di un’organizzazione di continuare ad essere operativa ed efficiente a fronte di eventi stressanti che possano colpirla. Essere resilienti significa rimanere altamente produttivi anche nelle turbolenze e nelle difficoltà, significa capitalizzare esperienze e far tesoro di esse come anche dei propri errori – compresi e corretti – per guardare avanti con energia, fiducia nei propri mezzi e voglia rinnovata di superare positivamente nuove sfide (Bonammo, 2007)

 

Perché è importante?

La resilienza Perché é importanteIl modo con cui una persona tenta di adattarsi, di fronteggiare e gestire un problema lavorativo, impatta necessariamente sulla sua performance, sulle sue relazioni con i colleghi e sul suo vivere l’azienda. Pertanto, di fronte a situazioni “difficili”, laddove dotati di poca resilienza, potremmo non solo svolgere male il nostro lavoro, ma anche influenzare negativamente le nostre relazioni, sia all’interno che all’esterno dell’azienda.

Una persona resiliente, invece, nonostante le difficoltà, è capace di relazionarsi in modo “sano” ed è proprio questa rete di relazioni a supportarla, dandole stabilità e favorendo il mantenimento di un atteggiamento positivo e propositivo tale da proiettarsi oltre l’ostacolo.

In altre parole, che si tratti di persone o di aziende, l’essere resilienti permette di rispondere efficacemente sia ai collassi improvvisi che ai cambiamenti graduali.

 

Sapevi che...

Nel 1981, lo psicologo Salvatore Maddi e i suoi collaboratori dell’università di Chicago hanno condotto uno studio durato 12 anni, sull’Illinois Bell Telephone (IBT). La compagnia americana doveva ridurre il personale da 26.000 unità a circa la metà, nel giro di un anno. Il personale rimasto nell’azienda ha dovuto affrontare cambiamenti di: ruolo, obiettivi aziendali e management. I risultati dello studio hanno mostrato che circa i due terzi degli impiegati ha manifestato un calo significativo delle prestazioni e delle condizioni di salute in seguito ai cambiamenti aziendali (p.e. attacchi cardiaci, ictus, obesità, depressione ed abuso di sostanze). Tuttavia, invece, il restante terzo ha mostrato di crescere e migliorare le proprie prestazioni nonostante sperimentasse la stessa situazione di disagio, mantenendo un buono stato di salute fisica e mentale, ed un rinnovato entusiasmo verso il lavoro.

Cos’è che rende i due gruppi così diversi? La “resistenza”. Era questa dimensione -impegno, controllo e sfida- ciò che influenzava positivamente le prestazioni, le capacità di leadership, la forza, l’umore e la salute fisica e psicologica delle persone, fornendo loro il coraggio e la capacità di trasformare le difficoltà in opportunità.

 

Come svilupparla?

La resilienza Come svilupparla“Sebbene alcune persone sembrino nascere più resilienti di altre, quelle la cui capacità è inferiore possono imparare a migliorarla e prosperare quando il gioco si fa duro." (Center for Confidence and Well- Being, 2006)

Cosa significa?

Significa che nonostante il periodo più indicato per sviluppare la capacità di resilienza sia quello che va dalla nascita all’adolescenza, gli elementi che la costituiscono sono presenti in ciascuno di noi e la loro evoluzione può avvenire anche in età adulta. Si tratta di un percorso, quindi, che può essere intrapreso da chiunque, ma che necessita di impegno, tempo, cambiamento graduale e implica un lavoro sulle proprie risorse positive… un percorso che potrà essere più o meno difficile anche in relazione a quanto l’ambiente è favorevole a tale sviluppo.

A livello individuale, è quindi importante che:

  1. Si mantengano relazioni positive, sia con i colleghi che con la famiglia e gli amici
  2. Ci sia il giusto approccio alla risoluzione del problema
  3. Ci sia la consapevolezza che non è mai lo stimolo ad essere stressante di per sé, ma come lo percepiamo
  4. Ci sia consapevolezza di quanto la comunicazione influenzi la nostra “lettura” degli eventi… e quindi la nostra percezione!
  5. Ci si dia degli obiettivi, inizialmente anche piccoli e quotidiani, purché realistici per fare ogni giorno un passo in più oltre l’ostacolo, avendo -al contempo- la consapevolezza dei piccoli traguardi: bisogna allenare la mente a soffermarsi sulle cose positive (successo) e non su quelle negative (fallimento)

A livello organizzativo, invece, è fondamentale che:

  1. Ci sia un coordinamento efficace ed efficiente tra le varie divisioni e all’interno delle stesse, attraverso una condivisione delle informazioni
  2. Ci sia reale collaborazione tra le varie divisioni e all’interno delle stesse, attraverso una condivisione delle strategie
  3. Ci sia un confronto costruttivo tra le varie divisioni e all’interno delle stesse, attraverso lo sviluppo di skill trasversali
  4. Ci sia un confronto con l’esterno (clienti, mercato, competitors)
  5. Ci sia un mindset flessibile, positivo, propositivo e aperto alle innovazioni

 

Per concludere…

Le aziende resilienti hanno maggior possibilità di sopravvivere in qualsiasi ambiente, anche il più competitivo, anche in situazioni di forte criticità. Le aziende resilienti hanno persone resilienti e manager che aiutano a sviluppare una cultura resiliente. Essere resilienti, sia a livello individuale che organizzativo, implica necessariamente avere consapevolezza di sé, dei propri punti di forza, dei propri valori guida e avere, al contempo, una visione strategica, ovvero guardare al futuro imparando dai propri errori. 

 

 

 

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"Il processo di selezione"

 

 

 

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